Calcio Finanza

Da Wikipolis.

Giocatori giovani e con nessuna esperienza scambiati come veri gioielli, bilanci che andavano via via gonfiandosi grazie a questa vera e proprio bomba finanziaria ad orologeria. Ma come funzionava realmente questo meccanismo diabolico, e quali giocatori sono stati, loro malgrado, i protagonisti di questa vicenda ?

La plusvalenza, in termini tecnici, è la differenza positiva tra il valore iscritto a bilancio di un calciatore e la somma di cessione; quella incrociata, invece, prevede che due club si scambino alla stessa cifra due o più calciatori contemporaneamente: si comprende facilmente che in questo caso l'operazione non movimenta denaro, ma ha solo un risvolto contabile.

Entrambe le società registreranno nell'esercizio di competenza la plusvalenza incassata, ripartendo invece su cinque anni la cifra della cessione. Quest'ultima è però una passività che pesa sugli esercizi futuri ed ecco spiegato perché tutte le società coinvolte hanno proseguito a scambiarsi altri calciatori a prezzi ben superiori rispetto ad ogni logica di mercato.

Un esempio può venire in aiuto: la mia società di calcio sta per chiudere il bilancio con una perdita di 20 milioni di euro e io non ho nessuna intenzione di versare quei soldi, anzi forse nemmeno li ho, ma allo stesso momento non intendo privarmi dei calciatori migliori. Ricorro così alla plusvalenza fittizia: prendo un giocatore tra quelli che non rientra nei miei progetti futuri (o addirittura un giovane della mia primavera) e lo cedo ad un'altra società, non per il suo reale valore (supponiamo 1 milione) ma per un valore appositamente "gonfiato" (poniamo 20 milioni). In questo modo il mio bilancio è sistemato: quando un giocatore viene venduto, il guadagno derivante dalla sua cessione si iscrive interamente nel bilancio dell'esercizio in cui l'operazione è stata contabilizzata. Quindi, se vendo Tizio per 20 milioni, quei 20 milioni entrano direttamente nel mio bilancio, sistemandolo.

Ma c'è un problema: la squadra che ha comprato il mio calciatore deve affrontare un esborso di 20 milioni per un calciatore pressoché sconosciuto. Come fa, quella squadra, a sistemarsi a sua volta? Semplice, la società in questione mi gira un suo calciatore, altrettanto anonimo, per la stessa cifra. Quindi, io ottengo 20 milioni e ripiano i miei conti, l'altra società ne ottiene sempre 20 ed è a posto con i suoi. Ecco realizzarsi una plusvalenza "fittizia incrociata". A questo punto sorge spontanea una domanda: la cessione "gonfiata" ha inizialmente ripianato il mio bilancio ma se poi ne acquisto un altro per lo stesso valore, il mio bilancio torna in perdita? La risposta è "no". O, più precisamente, non del tutto. E qui sta la chiave di volta sulla quale si regge tutto il sistema: al contrario dei guadagni, i costi sostenuti non incidono direttamente sull'esercizio in corso, ma vengono ammortizzati in più esercizi. Il costo dei calciatori, nello specifico, viene ripartito per un periodo pari alla durata del contratto stipulato. Nel nostro esempio, concederò cinque anni di contratto al nuovo acquisto, massimo della durata di un contratto per un calciatore, ed ogni anno per cinque anni iscriverò 4 milioni di costo.

L'episodio più clamoroso avviene a Milano, nel 2003, quando Milan ed Inter decisero di effettuare una transazione grazie alla quale la società rossonera girò a quella di Via Durini tre giovani giocatori della propria formazione Primavera in cambio di altrettanti ragazzi delle giovanili nerazzurre. Il Milan cedette ai cugini Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano e Ronny Toma, mettendo in bilancio plusvalenze per 10,7 milioni; l'Inter diede ai rossoneri quattro baby del suo vivaio, Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi, con plusvalenze per 12,9 milioni. Scambiandosi questi otto calciatori con valutazioni a dir poco fantasiose, i due club milanesi diedero una sistemata al bilancio e ai baby miracolati non sembrò vero di firmare contratti quinquennali che facevano immaginare chissà quali sviluppi di carriera. Sviluppi che naturalmente non ci sono stati. In ossequio ai contratti, Milan e Inter, lungi dal pensare di utilizzare gli otto calciatori, in questi anni li hanno pagati 2.600 euro al mese e prestati in giro per l'Italia, in club di terza o quarta categoria. Oggi giocano ancora tutti ad eccezione del portiere Brunelli, che, complice un infortunio a suo dire malcurato dall'Inter, lasciò il calcio e denunciò alla procura di Milano (e alla Federcalcio) il suo caso di calciatore-plusvalenza. Comprese le presunte "firme false" con cui i due club avrebbero provveduto a sistemare le cose per conto loro. La questione passò in mano agli inquirenti. E intanto, i magnifici sette, Deinite, Toma, Giordano, Livi, Ticli, Ferraro e Varaldi, più che per le imprese sul campo diventavano famosi come "plusvalenze". La curiosità maggiore, però, relativa a questo episodio, è l'incredibile variazione della valutazioni di questi calciatori negli anni. Esempio: nel 2001, l'Inter mise a bilancio il centrocampista Giuseppe Ticli per 41 mila euro, salvo poi venderlo alla Reggiana in C per 1 milione; nel 2002, se lo riprese per 77 mila euro; nel giugno 2003, lo diede al Milan per 3,5 milioni.

Con questo sistema, applicato anche negli anni precedenti, il Milan avrebbe dichiarato 19 milioni di euro di minori perdite nel bilancio 2003 e 19 in quello successivo; l'Inter spianò perdite per 22,3 milioni nel bilancio 2003 e 32,4 in quello successivo. La nota più amara (per gli altri club) è che con questi parametri alterati i nerazzurri hanno ottenuto dalla Co.vi.soc (Organo di vigilanza) l'iscrizione al campionato 2005/06 e quindi lo scudetto dopo la squalifica della Juve di Moggi.

Tutto questo giro di giocatori non ha fatto altro che aumentare esponenzialmente i debiti delle società calcistiche che anno dopo anno si sono viste costrette a ripianare i bilanci effettuando nuovi scambi e plusvalenze fittizie entrando così in un vicolo cieco senza possibilità di uscita. Via d'uscita che è stata trovata solo grazie al contestatissimo decreto spalmadebiti che ha permesso alle società calcistiche di poter ammortizzare i debiti derivanti dalla svalutazione dei calciatori in dieci anni anziché per la restante durata del contratto del giocatore stesso. Questo ha permesso a tutte le società coinvolte di rimanere in vita e di non fallire clamorosamente.

In questo vorticoso giro di giocatori che ha visto per protagoniste quasi tutte le società di A e B, però, ci sono stati episodi, a dir la verità molto rari, in cui i protagonisti delle transazioni si sono andati poi ad imporre anche come protagonisti in campo e non solo nei bilanci.

Sono sempre Milan e Inter le protagoniste di uno di questi scambi che si sono poi rivelati importanti anche ai fini sportivi, nel 2002 infatti i rossoneri cedettero ai cugini interisti il cartellino del discusso terzino sinistro Francesco Coco in cambio del centrocampista olandese Clarence Seedorf per la "modica" cifra di 20 milioni di euro. Lo scambio si rivela assai amaro per la società di Moratti. Coco al suo primo anno in nerazzurro colleziona appena 20 presenze senza destare grandissima impressione, lasciandosi notare più per le sue avventure nelle discoteche che per le sue discese sulla fascia. Nei due anni successivi l'ex terzino della nazionale appare in nerazzurro appena 6 volte e nell'estate del 2005 viene ceduto in prestito al Livorno, dove viene impiegato con continuità ma senza maggior successo. L'ultimo anno di contratto in nerazzurro dura solo sei mesi, nei quali non viene mai utilizzato, e nel gennaio del 2007 viene girato al Torino dove colleziona appena 3 presenze in campionato. Di tutt'altro valore il rendimento di Seedorf con la maglia rossonera. Il campione olandese è a Milanello da ben sette anni nei quali ha collezionato qualcosa come 322 presenze e 49 goal tra campionato e coppe, ed ottenuto una notevole serie di successi nazionali ed internazionali. Nel 2006-07 è stato anche eletto miglior centrocampista della UEFA Champions League.

Anche se in proporzioni assai minori, un altro acquisto avvenuto a "mezzo" plusvalenza e rivelatosi poi molto vantaggioso è stato quello che ha visto, nell'estate del 2004, Matteo Brighi trasferirsi dalla Juventus alla Roma. Il centrocampista riminese entrò nello scambio che portò il centrocampista brasiliano Emerson alla corte degli Agnelli, per il quale i torinesi sborsarono 28 milioni di euro, valutando Brighi ben 16 milioni e versando nelle casse capitoline una dozzina di milioni in contanti.

Il rendimento del brasiliano a Torino fu sicuramente di valore ma durò appena due anni con 91 presenze e 6 reti all'attivo, anni in cui la Juve vinse si due scudetti, quelli tolti dopo lo tsunami calciopoli, ma non riuscì ad imporsi in Europa, vero obbiettivo della società bianconera. A Roma Brighi non venne accolto da subito in modo trionfale, anzi, venne ceduto in prestito al Chievo per tre stagioni di fila senza che la società di Trigoria si fosse mai posta l'interrogativo di tenere o no in rosa questo ragazzo dalla faccia forse troppo pulita e dal nome troppo italiano per essere considerato un elemento su cui puntare. Brighi in tre stagioni col Chievo si rese grandissimo protagonista con 93 presenze e 9 reti, diventando ben presto il perno della squadra del presidente Campedelli. Nel 2007 il ventiseienne romagnolo torna nella capitale come ogni estate pronto a rifare immediatamente le valige in vista dell'ennesimo prestito, prestito forzato vista l'enorme valutazione del calciatore e la relativa minusvalenza che potrebbe generare una sua cessione definitiva, ma a gran sorpresa e contrariamente al solito la società giallorossa decide ti tenerlo. La prima stagione in riva al Tevere è per lui fatta soprattutto di spezzoni di partita in cui viene inserito quasi sempre per motivi tattici o per la classica "perdita di tempo" finale. L'anno successivo, quello in corso, invece, vede la definitiva esplosione del ragazzo che si impone a suon di prestazioni dal livello altissimo che lo riportano, sette anni dopo la sua prima ed unica apparizione, in Nazionale per la sfida al Montenegro del 28 Marzo 2009, confermandosi addirittura titolare nel match contro l'Irlanda di Trapattoni a Bari.

Dal 2003 le cose, però, sono notevolmente cambiate. Le squadre che hanno aderito al famoso, e criticatissimo, decreto spalmadebiti si sono rese conto del grandissimo rischio corso ed hanno deciso di porre un freno a questo giro vorticoso di scambi. Ogni società, aderente al decreto, è stata sottoposta ad una perizia tecnica con la quale venivano valutati con precisione tutti i componenti della rosa per calcolarne così la svalutazione, che avrebbe poi generato quel debito in bilancio da ammortizzare nei dieci anni previsti dallo spalmadebiti. Queste perizie venivano effettuate sulla base di una serie di parametri comprendenti: il ruolo del giocatore, l'età, il livello del giocatore (da giovane promessa a fuoriclasse), gli anni di contratto residui ed infine il rendimento attuale (ottenuto calcolando la media dei voti assegnati al giocatore dai giornali sportivi nell'anno in corso). Ai criteri appena descritti corrispondono dei valori la cui somma determinerà un parametro che, moltiplicato per l'ingaggio lordo annuale del calciatore, darà l'esatto valore dello stesso. Secondo questi parametri risulta abbastanza semplice calcolare il valore di un giocatore, anche se è altrettanto facilmente comprensibile come le leggi di mercato possano far lievitare o diminuire il prezzo stesso. Per fare un rapido esempio potremmo prendere in considerazione una società quotata in borsa come la Roma, dove tutti i contratti vengono resi pubblici sul sito internet della società, e calcolare il valore di quello che ad oggi è probabilmente il giocatore più costoso in rosa, Daniele De Rossi. Otterremo così un valore per il moltiplicatore uguale a 4 che, moltiplicato per lo stipendio lordo attuale del giocatore di circa 7.200.000 euro, darebbe come valore complessivo la cifra di 28.800.000 euro, valore abbastanza reale ma che, a dimostrazione di quanto detto in precedenza, probabilmente non sarebbe sufficiente per portare il futuro capitano giallorosso lontano da Roma.

Estratto da: http://www.rsnews.it/fuorionda/index.php?section=interna&id=3233

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